giovedì, ottobre 23, 2008

 

Viva la Scuola pubblica





Riporto l'articolo dell'amico Bruno Giorgini, sull'Università, quella bolognese in particolare, per IL DOMANI di Bologna. Quel che dice vale in larga misura anche per la scuola. L'abolizione del valore legale dei titoli di studio, la modifica del reclutamento e il finanziamento alla scuola privata (confessionale), tre fiorellini in contrasto alla costituzione che erano già presenti, ben intrecciati e nascosti nella ghirlanda del ministro Moratti, mi pare si profilino minacciosi dietro il più immediato "mazzo" della Gelmini. Ogni nazione civile e moderna ha il massimo interesse a sviluppare un sistema di formazione di qualità; lasciarlo in abbandono e/o appaltarlo ad agenzie e apparati "di parte" è un suicidio. il consenso finora ottenuto anche in questo campo fa pensare con tristezza alle nostre sorti. La speranza sta nel finora...


VIVA L'UNIVERSITA' PUBBLICA
Ci sono state le prime manganellate a Milano. E' sperabile siano le
ultime, e ciascuno dovrebbe adoprarsi per questo. A meno di non
considerare l'universita' (e l'intero sistema scolastico) come una
discarica da militarizzare. Forse e' questo il pensiero, inconscio ci
auguriamo ma a volte l'inconscio fa brutti scherzi, che sottende la
sortita del cavalier sull'uso della polizia per sedare le proteste: le
scuole, le universita', gli enti di ricerca (INFN, CNR, ENEA, ecc..)
sono discariche piene di rifiuti da smaltire, studenti, maestri,
docenti, ricercatori, cominciando dai precari. Per cui o lo smaltimento
avviene con le buone oppure, trattandosi di un'emergenza rifiuti, e'
lecito militarizzare come gia' accaduto a Napoli e dintorni. Eppure,
polizia o non polizia, il problema scagliato nel mare magnum della
societa' italiana dai cortei, dalle occupazioni, dalle lezioni in piazza
non e' eludibile. Si tratta di discutere e decidere se possa e debba
esistere in Italia una universita' pubblica che: 1. garantisca il
diritto allo studio dei giovani scolarizzati, 2. pratichi una didattica
di qualita', 3.offra un titolo di studio con un valore riconosciuto sul
mercato del lavoro e della produzione, 4. sia una authority scientifica
, riferimento per l'intera societa' civile, 5. sia motore, con gli enti
di ricerca, di progetti di ricerca e sviluppo (R&D) locali,
territoriali, nazionali, europei, 6. sia governata in modo democratico e
trasparente, e non corporativo e/o baronale. Si badi bene, non sono
punti propri della sinistra (una delle ossessioni del cav.). Nella
vicina Francia ciascuno, sia cittadino o governante, di destra o di
sinistra, li da' per scontati. Cola' gli studenti non pagano tasse e
godono di molti sconti, a partire dal buon affitto fino a lle borse di
studio copiose che qui neanche possiamo immaginarle. Ne' ci sono
universita' private, alcuna. E alla universita' e ricerca quel paese
dedica piu' o meno il doppio in risorse rispetto a noi. Ma non basta: e'

notizia di questi giorni (in piena crisi economico finanziaria) che il
governo (di destra) francese ha deciso uno stanziamento eccezionale di
dieci (10) miliardi di euro in cinque anni per dieci centri
universitari, scelti da una commissione internazionale e destinati a
diventare poli d'eccellenza. Notevole e' che, oltre all'ovvia Parigi
centro, figuri nell'elenco reso pubblico Parigi Aubervilliers, cioe' una
universita' della banlieu profonda, povera, immigrata e ribelle che a
Sarkozy gli tira i sassi. Signora Gelmini potrebbe valutare la
differenza tra queste iniziative di un governo di destra e i tagli da
lei, e dal ministro Tremonti, proposti e disposti? Lo stesso e' in
Germania, in Olanda , in Spagna e, seppure con alcune diversita', in
Gran Bretagna (GB). Anzi proprio li' il governo Blair mise al primo
posto la scolarizzazione di massa con uno slogan che si pu' tradurre
con: ogni lavoratore dev'essere laureato, ogni laureato dev'essere un
lavoratore. E oggi in GB oltre il 44% della forza lavoro attiva ha una
laurea . In ogni paese dell'occidente, ma ormai del mondo intero, la
formazione, la conoscenza e la ricerca vengono considerati valori
primari di pubblica utilita' sociale e economica. Soltanto da noi,
quando c'e' da fare un prestito a Alitalia morente, i soldi si prendono
dai fondi per la ricerca, e anche per soddisfare le richieste dei
camionisti si pesca nei bilanci delle universita', perche' il governo
Prodi, sebbene piu' educato e con maggiore concertazione coi soggetti
coinvolti, non ha svolto una politica di sviluppo della scuola e della
ricerca, anzi. E fu questo uno dei motivi non minori della delusione,
quasi avesse il Professore segato il ramo su cui stava seduto. Ma,
tornando all'oggi, qualcuno sospetta che il governo e Gelmini vogliano
affamare l'universita' pubblica per aprire la strada alle universita'
private. Non credo proprio: la Bocconi tanto decantata si trova nella
classifica del Times oltre le prime quattrocento, lo stesso per la
Cattolica di Milano, mentre le altre si perdono nella nebbia (la nostra
Alma Mater pubblica e' prima delle italiane a quota 193, quasi un
miracolo viste le condizioni). Quando poi si parla di USA. si dimentica
che Mac Cain e Obama i loro faccia a faccia li fanno nelle universita',
davanti a centinaia di studenti, ricercatori, docenti. Le universita'
USA, private o pubbliche, sono cioe' authority riconosciute e spazi
pubblici aperti al dibattito critico politico, sociale, culturale e
scientifico. altro che Bruno Vespa e i salotti televisivi che ci
impestano dal piccolo schermo, luogo di vuotaggini e puro spettacolo
della vanita', parente stretta della vacuitas, come diceva il filosofo.
Insomma da tempo tutti hanno capito che la scuola e l'universita' sono
anche palestre di convivenza civile, cioe' luoghi politici primari di
educazione civile nonche' potenti mscolatori sociali tra etnie, culture,
usi, costumi, linguaggi, nazionalita', colori e suoni, persino i
politici piu' ottusi, ovunque salvoin Italia. Certo l'universita' deve
mostrare una grande capacita' di autoriforma in piu'
direzioni, e farlo in pubblica piazza, cosi' come oggi avvengono le
lezioni. Ovvero, per esempio, rendere pubbliche aperte a tutti i
cittadini le sedute del senato accademico, come e' per tutte le
istituzioni elettive democratiche, dal Parlamento al consiglio di
quartiere. Le porte devono essere non aperte, spalancate. E, se la
montagna non va a Maometto, Maometto vada alla montagna: il Rettore si
rechi pellegrino in consiglio comunale, provinciale, regionale a dire, a
raccontare propositi, progetti, meriti, difetti, chissa', prima o poi
qualche orecchio potrebbe aprirsi, tanto piu' oggi. In altra forma,
perche' non pensare a una inaugurazione dell'anno accademico durante la
quale i professori togati e tutti gli altri presenti si muovano in una
processione laica per la conoscenza fino alla nostra Piazza Grande.
Moltre altre cose ancora vanno inventate, perche' bisogna non solo e non
tanto convincere un governo riottoso alle ragioni della conoscenza e
della ricerca, ma una intera societa' che finora ha fatto mostra di
disinteressarsi assai di scuola e universita'. Siamo solo all'inizio e
la strada sara' lunga, nonche' accidentata. Con una ultima cosa: sarebbe
bello e buono che la nostra Alma Mater si impegnasse in modo solenne a
non aumentare le tasse per nessuna ragione. si spenga piuttosto il
riscaldamento, ma non si tagli ulteriormente il gia' magro diritto allo
studio.
PS Nella crisi finanziaria e' nato un neologismo:il bankster (da
banchiere e gangster). Scriveva Keynes:l'amore del denaro come
possesso...e' una patologia piuttoto disgustosa, una di quelle
inclinazioni semi-criminali o semi-patologiche che si affidano con un
brivido agli specialisti di malattie mentali.

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